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Perchè devo pagare il franchisor per lavorare?

franchisingIl franchising, o affiliazione, è una tipologia contrattuale sempre più diffusa in Italia e questo perché permette di lavorare con grandi marchi, che spesso operano solo con tale modalità, e quindi di poter far affidamento sulla solidità e nomea del marchio stesso. Vediamo però nel dettaglio cosa comporta questo contratto.
Il contratto di franchising si svolge tra due soggetti, il franchisor o affiliante che è una società commerciale proprietaria del marchio stesso e il franchisee o affiliato che è il soggetto che aderisce alla formula e ottiene la possibilità di lavorare in eslusiva con quel marchio.
Per poter entrare a far parte di un rapporto di franchising è necessario sostenere dei costi iniziali corrispondenti alla quota di ingresso, questa può essere di vario ammontare, tutto dipende dalla politica adottata dal franchisor, in alcuni casi, rari, può trattarsi semplicemente di un quantitativo minimo di prodotti da acquistare, in questo caso di solito spetta al franchisee l’allestimento dei locali, nella maggior parte dei casi invece devono essere versati dei soldi. Il contratto sottoscritto oltre all’obbligo del pagamento della quota di ingresso prevede anche l’acquisizione di diritti da parte del franchisee. Di seguito indichiamo i principali diritti acquisiti con il contratto.

Il contenuto concreto del contratto può divergere da società a società, ma in genere con il marchio viene data anche un’esclusiva di tipo territoriale ovvero il franchisor si obbliga a non stipulare altro contratto di franchising nella zona di competenza del franchisee. La zona di esclusiva territoriale può essere più o meno ampia in base al mercato stesso e può comprendere anche più regioni, è solitamente un’area circolare al cui centro vi è il punto vendita. L’esclusiva territoriale comporta il beneficio di avere bacino di clientela garantita e minore concorrenza.
Un altro beneficio è dato dal lavorare con un marchio solido che ha già un suo pubblico e questo porta ad avere da subito introiti proprio grazie al fatto che sfrutta la credibilità che è già stata costruita dal franchisor che, dal canto suo ha già sperimentato il settore e ne conosce le leggi di mercato, effettua sondaggi, studi di settore, studia campagne pubblicitarie diffuse spesso a livello internazionale, sa ciò che può attrarre il cliente, ciò che invece lo allontana.
Nella maggior parte dei casi nella quota di ingresso è previsto anche l’allestimento del locale e di sicuro questo è un risparmio notevole per il franchisee, lo stesso viene poi periodicamente aggiornato e quindi si ha il beneficio di poter rinnovare l’aspetto del locale e attrarre clienti nuovi.
Non è raro poi il caso in cui il franchisor offra anche dei corsi di aggiornamento per gli addetti, questo comporta per il franchisee la possibilità di avere personale altamente qualificato all’interno del locale e quindi anche il vantaggio di adottare politiche vincenti che altrimenti non sarebbe possibile sostenere soprattutto per i piccoli imprenditori.
In conclusione appare evidente che un piccolo imprenditore da solo non ha la capacità, soprattutto economica, di lanciare un’attività a questi livelli e quindi rischia di uscire dal mercato ancor prima di entrarvi. Facendo un bilancio tra ciò che si ottiene con il contratto di franchising e ciò che si paga come quota di ingresso, si nota subito che i vantaggi sono tanti e vale la pena fare un sacrificio iniziale per poter beneficiare della solidità del franchisor.

Redazione ristorazioneinfranchising.it

Lunedì 30 dicembre 2013

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Settecento aperture in franchising nel 2014 con la creazione di 4.200 posti di lavoro

lastampaFonte:  www.lastampa.it

di Walter Passerini

20 dicembre 2013

 

L’affiliazione di marca segnala nuovi investimenti e nuova occupazione. Ecco in sintesi il Rapporto Confimprese per il nuovo anno e i punti vendita previsti

Oltre 700 aperture per 4.200 nuovi posti di lavoro nel 2014. Con questo biglietto di auguri per il nuovo anno i piani di sviluppo degli associati Confimprese sono una bella notizia. Lo studio, condotto dall’Osservatorio Confimprese sull’intera base associativa dell’affiliazione di marca nel mese di dicembre, registra 726 nuovi punti vendita per un totale di 4.167 nuovi posti di lavoro. In un momento in cui i negozi abbassano le saracinesche, gli associati di Confimprese mostrano segnali di dinamicità. «Il clima di fiducia è migliorato – dichiara Mario Resca, presidente Confimprese – anche se l’Italia rimane al momento molto distante da Germania e Inghilterra, le nostre imprese fanno quadrato attorno alla forza del brand e sfruttano nel modo più ottimale i vantaggi della catena e dell’affiliazione. È questa la forza del franchising, che anche in tempi di crisi, permette una maggiore tenuta dei fatturati e dell’affluenza in negozio, con una prevalenza marcata per la domenica, giorno in cui si effettua il 25% degli acquisti del totale settimana. Se guardiamo i dati, conforta il fatto che comunque le nostre imprese continuano ad aprire nuovi punti vendita e creano occupazione e indotto».

Aperture e nuova occupazione per settore. Il settore più vitale è quello della ristorazione. Il gruppo Cremonini con il marchio Roadhouse Grill (46 locali all’attivo) sta bruciando le tappe. Previste 20 aperture con 20 persone a locale, che significa 400 nuovi posti di lavoro. Il gruppo modenese persegue anche la strada del co-branding, che prevede aperture in partnership con un altro marchio di assoluta riconoscibilità all’interno di spazi comuni. L’ultimo esempio risale agli inizi di dicembre con l’apertura di una steakhouse presso il Tiare Shopping di Ikea a Villesse (Gorizia), primo esempio in Italia di un centro commerciale integrato in un negozio Ikea all’interno della stessa struttura con accesso diretto dalla galleria. Non da meno Burger King: previsti 30 nuovi locali nel 2014 con 20 addetti ciascuno (600 in totale). Le location migliori sono quelle in prossimità della grande viabilità più che nei centri storici. Per Rossopomodoro i locali in apertura sono 15 di cui 4 all’estero tra Londra e Stati Uniti, dove il made in Italy è sempre molto richiesto. In totale saranno 110 i nuovi addetti. Privilegiata la formazione: per ogni ristorante l’accademia Rossopomodoro forma manager, pizzaiolo e cuoco. Wommy, la catena nata per vendere hot dog, tra i maggiori produttori di wurstel, ha lanciato nel 2013 i supermercati Cook aprendone 10 in quasi 5 mesi soprattutto al Sud. Si tratta della creazione di una rete di affiliazione mediante la brandizzazione del punto vendita e/o dei reparti freschi (salumeria, macelleria, panetteria e gastronomia) dei punti vendita indipendenti, offrendo un nuovo modello assortimentale e un servizio logistico giornaliero. Nel 2014 nasceranno 50 supermercati a insegna Cook con 4 persone a punto vendita (200 in totale) e una metratura dai 200 ai 400 mq.

Il Gruppo La Piadineria continuerà l’ampliamento della propria rete con l’obiettivo di aprire almeno 10 punti vendita, replicando i numeri del 2013. I nuovi negozi (che vedono impegnati in media 6/7 addetti) saranno aperti perlopiù in gestione diretta, ma anche con la formula dell’affiliazione, privilegiando location di primo livello nei centri storici oppure nelle food court dei centri commerciali, outlet o retail park. La distribuzione geografica dei futuri punti vendita consoliderà la presenza del marchio nel nord Italia (Lombardia, Veneto e Emilia) e nell’area di Roma. Il marchio Wok è fortemente sbilanciato sul canale travel retail: nel 2013 ha ristrutturato diversi locali in Stazione Termini a Roma, in Santa Maria Novella a Firenze, in alcuni outlet a Castel Romano e Barberino. Previste tra le 5-6 aperture, la prossima sarà alla stazione di Roma Tiburtina.

Nel biologico, che rappresenta l’1% del totale food, la catena Ecornaturasì, il maggiore operatore nazionale con 160 milioni di vendite, ha una previsione di 15 nuove aperture, contando anche sul buon andamento del settore (+8%). Da registrare nel settore l’avvio delle catene targate Almaverdebio/Ki Group e Eurospin/Scotti.

Nella cioccolateria buone previsioni per il gruppo Lindt, che oltre ad aprire 4 nuovi negozi completi anche di gelateria per coprire il periodo estivo con un prodotto diverso dal cioccolato (36 persone impiegate in totale), ha inaugurato un nuovo format, quello di aperture temporanee, a Natale e a Pasqua, per sfruttare l’alta stagionalità del cioccolato: novembre-dicembre e marzo-aprile sono i mesi in cui Lindt registra i due terzi del fatturato annuale. Nei temporary shop lavorano 4 addetti con un contratto a tempo determinato.

Nell’abbigliamento, Original Marines (684 negozi nel mondo di cui 595 in Italia) ne ha aperti 24 nel 2013 e altrettanti ne aprirà nel 2014: solo il 20% sono diretti, tutto il resto è in franchising. La carta vincente per l’azienda napoletana si gioca sull’estero, in Europa in particolare, dove si concentra l’80% dei punti vendita in franchising e dove sono previste numerose nuove aperture. Piazza Italia (200 negozi), nel corso del 2013 ha aperto 8 negozi Kids puntando sulla competitività dei prezzi più bassi rispetto alla concorrenza. Quanto all’abbigliamento in generale, il gruppo partenopeo prevede di aprire 40 negozi di cui 25 diretti e 15 in franchising (10 addetti a pv), privilegiando soprattutto i centri storici. Buone anche le prospettive sull’estero (Europa dell’Est e in Indonesia), dove Piazza Italia ha già 70 negozi, di cui l’ultimo aperto in novembre a Mosca. Il gruppo Pianoforte Holding, che comprende Yamamay per l’intimo, Carpisa per la valigeria e Jacket per l’abbigliamento sportivo tecnico, aprirà un totale di 80 nuovi negozi sia nei centri storici sia all’interno delle gallerie commerciali senza distinzioni territoriali, dal Nord al Sud (240 addetti totali). Camomilla Italia (200 punti vendita di cui 110 in franchising), ha in programma 11 aperture nel primo trimestre con 2 addetti alla vendita per ciascun punto vendita, che salgono a 3 quando il negozio è ubicato in un centro commerciale a causa della metratura più elevata. L’azienda napoletana ha un posizionamento prezzi e target superiore alle grandi catene come H&M e Zara, ma inferiore a Max Mara e Max &Co, e si sta concentrando su uno sviluppo a 360° su più canali (centri commerciali, travel retail e su strada). In particolare nell’ultimo anno si è assistito a un incremento nel canale travel, con un’apertura sperimentale di un temporary shop nella stazione di Roma Termini, seguita da altre nel corso dell’anno sempre in stazioni ferroviarie. Ha appena aperto un negozio a Roma Tiburtina, uno a Fiumicino Terminal 3 e uno alla stazione Santa Maria Novella di Firenze. Delle 11 aperture del primo trimestre, ne sono previste 3 alle stazioni di Bologna, Venezia e all’aeroporto di Firenze. Per Kiabi, numero 1 in Francia nel settore delle grandi taglie e per le donne in dolce attesa, le aperture saranno 4 (15 addetti a punto vendita) per un totale di 60 persone. Ampie le metrature, 1.500 mq per singolo pv, assortimento prodotti molto ricco, prezzi competitivi e marginalità bassa. La filosofia del gruppo si basa, innanzitutto, sulla posizione strategica della location e sulla ricerca di nuovi format commerciali, come la recentissima apertura all’interno del Parma Retail, il nuovo polo con oltre 100 negozi e una superficie complessiva di 43mila mq.

Nell’abbigliamento bambino, non si registrano cali di fatturati. Bimbo Store, che offre 17 mila referenze da 0 a 4 anni in punti vendita che vanno dai 300 ai 1.000 mq, registra un +10% sulle vendite. Ha mantenuto i piani di sviluppo 2013, 11 nuovi punti vendita con una media di 14 persone ciascuno nel 2013, e prevede 14 nuove aperture per il 2014, di cui 4 dirette e 10 in franchising. Saranno 14 le aperture per Miniconf, cui fanno capo i marchi Sarabanda e Ido, 2 dirette per un totale di 8 persone, 12 in affiliazione per un totale di 24 nuovi addetti alla vendita.

Nelle calzature AW Lab ( Athletes World del gruppo Bata) aprirà tra 25 e 30 nuovi negozi con una media di 4 addetti a punto vendita. Per il marchio sportivo le vendite nel fine settimana arrivano a pesare tra il 50-60% del fatturato dell’intera settimana.

Nella gioielleria Stroili Oro prevede un massimo di 3 aperture con 3 commesse per ciascun negozio sia nei centri commerciali sia nei centri storici delle città. Il brand di gioielli si è aggiudicato, per il terzo anno consecutivo, il premio Retailer of the Year 2013, per la qualità del servizio offerto ai clienti.

 

Nell’accessoristica/oggettistica Nau! conta su 20 aperture per un totale di 100 persone impiegate. A farla da padrone più che gli occhiali da vista sono quelli da sole, con un lancio di nuovi prodotti circa una volta al mese. Per Thun i punti vendita dovrebbero essere una decina con 3 addetti vendita ciascuno, compreso il nuovo format di oggetti per i bambini, mentre L’Erbolario, specializzato nei prodotti di erboristeria, prevede 20 nuovi piccoli negozi (60 persone in totale) prevalentemente nei centri storici delle città in un’ottica di riqualificazione dei centri urbani. La vera differenza in questo settore la fanno domeniche e festivi, giorni in cui nei centri commerciali si registrano forti ingressi a differenza dei centri città.

Il settore dell’entertainment-giochi-tempo libero, che nei primi 8 mesi del 2013 ha perso a valore il 5,2% (dati Confimprese Lab-Nielsen), si aspetta una leggera ripresa grazie all’arrivo di molte novità digitali e delle nuove console. Per Game Stop si parla di 10 nuovi punti vendita (con 1 persona full-time e 2 a mezza giornata ciascuno), prevalentemente nelle gallerie commerciali considerate traffic builder e dunque in grado di generare maggiori flussi di cassa. La più grande catena italiana per la vendita di hardware e software videoludico ha da tempo lanciato l’iniziativa Mobile Zone, inserendo in una cinquantina circa di punti vendita sparsi per l’Italia un corner dedicato alle migliori novità riguardanti smartphone e tablet. Lo scorso ottobre ha spostato la mobile zone anche al di fuori dei punti vendita Game Stop, grazie all’apertura in via Marghera a Milano del primo negozio ‘stand-alone’. Oltre a prezzi esclusivi per il franchising Mobilez, Game Stop ha trasportato la politica di ritiro e valutazione dell’usato anche in ambito telefonico, offrendo incentivi e sconti sui nuovi acquisti per chiunque voglia rottamare il proprio vecchio cellulare o tablet. Interessante l’idea di estendere l’iniziativa anche al ritiro di videogiochi e console, allargando, almeno a livello commerciale, ancora di più la reciprocità di questi due mercati ormai sempre a più stretto contatto.

Per le librerie, settore che ha registrato nei primi 8 mesi una leggera crescita dell’1,3% a valore (dati Confimprese Lab-Nielsen), Mondadori Franchising (500 librerie in franchising, 9 multicenter, 9 librerie dirette) dichiara 20 nuove aperture dopo le 27 del 2013 tra Mondadori (150-170 mq) ed Edicolè con una media di 2 addetti alla vendita e di 1 per Edicolè (70mq), in considerazione del fatto che ogni commesso genera circa 180-200mila euro di fatturato l’anno. La Feltrinelli prevede 3 aperture per un totale di 30 persone impiegate.

Ridimensionamento nell’immobiliare, dove Tecnocasa prevede di aprire 108 agenzie affiliate di cui 93 Tecnocasa e 15 Tecnorete con una media di 3-4 addetti a punto vendita. Frimm ne ha in programma 160 per un totale di 240 addetti. A fare da traino sono i contratti tutto sommato economici e assolutamente non vincolanti per gli operatori. E il fatto di essere posizionati sul mercato con una piattaforma Mls che viene sempre più inclusa nell’operatività standard degli agenti immobiliari.

Nel settore poste KiPoint (Poste Italiane) ha rispettato i piani di budget sia come risultato aziendale sia come aperture: 10 i punti vendita aperti nel 2013 e a 13 quelli previsti per il 2014 con una media di 2 persone assunte per negozio.

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100 nuovi McDonald’s in Italia. Cariparma sostiene i franchisee

100-nuovi-McDonald-in-Italia-Cariparma-sostiene-ifranchiseeIn un mercato del lavoro italiano in forte e costante contrazione, fa scalpore la notizia di aziende che avviano piani di assunzione, soprattutto se assumono dimensioni molto rilevanti. Mc Donald’s, multinazionale americana leader nel settore del fast food su scala mondiale, ha deciso di investire pesantemente nel nostro paese, prevedendo per il triennio 2013-2015 l’apertura di 100 nuovi ristoranti dislocati in tutta la penisola e la conseguente assunzione di 3.000 nuovi dipendenti a tempo indeterminato.
Fondata nel lontano 1940 dai fratelli Richard e Maurice McDonald, la catena ha aperto il primo punto vendita italiano a Bolzano nel 1985. Nel corso degli anni la presenza è diventata sempre più capillare, fino a raggiungere il numero di 100 ristoranti nel 1997, 200 nel 1998, 300 nel 2001 e 400 nel 2010. Attualmente i ristoranti attivi nella penisola sono ben 470 e la strategia aziendale è ulteriormente orientata alla crescita e alla ramificazione su tutto il territorio. Seguendo la prassi consolidata, l’80% dei nuovi ristoranti verrà aperto in franchising, con capitale sociale posseduto direttamente dai singoli investitori, che saranno sostenuti finanziariamente dall’istituto di credito Cariparma (in maniera simile a quanto già avvenuto in Francia con Crédit Agricole, capofila del gruppo bancario).
Gianluca Borrelli, Direttore Centrale Retail di Cariparma Crèdit Agricole ha illustrato, in un comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale della banca, le motivazioni che hanno spinto il gruppo bancario a sostenere in maniera così imponente il progetto di crescita della multinazionale, in un periodo di stretta creditizia come quello attuale. Tra le due società ci sono molti punti di contatto. Innanzitutto la banca, da sempre fortemente vocata a sostenere il settore alimentare, riconosce la strategia vincente di McDonald’s, in grado di generare profitti e occupazione investendo in progetti territoriali e ritiene per questo motivo l’investimento a basso rischio (oltre a rappresentare un ottima opportunità per acquisire clienti potenziali). Anche dal punto di vista etico ci sono molti aspetti compatibili. Cariparma è particolarmente attenta all’aspetto sociale (redige il bilancio sociale) e McDonald’s attua una strategia fortemente orientata alla riduzione dell’impatto ambientale derivante dalla propria attività, che si esplicita in azioni concrete quali la produzione di bio-diesel utilizzando oli usati, la progettazione dei ristoranti attuata in maniera tale da ridurre il consumo energetico, il rispetto dei parametri richiesti dallo Standard Qualivita.

Redazione ristorazioneinfranchising.it

Lunedì 13 dicembre 2013

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Federdistribuzione Franchising, nuova associazione del franchising.

Federdistribuzione-Franchising-nuova-associazione-del-franchising

Alle quattro associazioni che già facevano parte della federazione che riunisce le associazioni della distribuzione moderna nel nostro paese, si è unita anche la neonata Federdistribuzione Franchising. Lo scopo che ha distinto con grande forza il varo del nuovo soggetto della Distribuzione Moderna Organizzata, è soprattutto quello di riuscire a dare la migliore rappresentazione e tutela possibili alle imprese che sono chiamate ad operare nell’ambito del settore alimentare e non alimentare nella loro veste di franchisor. Una rappresentanza da esercitare in particolare nel complesso quadro dei rapporti istituzionali, di carattere nazionale ed internazionale, oltre che con gli enti locali e in quelli con altre organizzazioni imprenditoriali.
Tra le realtà che hanno deciso di partecipare al varo di Federdistribuzione Franchising vanno ricordati Gs Dì per Dì e Società sviluppo commerciale, tutte del Gruppo Carrefour, Intersidis, Sma, Selex, Gruppo Coin e Bricocenter Italia. Ad esse, stanno già per aggiungersi, o potrebbero farlo in breve tempo, altre realtà che lavorano nell’ambito del franchising. Lo sguardo è però rivolto anche ad aziende che si muovono in questo momento fuori dall’orbita di Federdistribuzione.
A ricoprire la carica del nuovo soggetto, è stato chiamato Maurizio Nicolello, il Direttore Franchising di Gruppo Carrefour. A spiegare il senso dell’iniziativa è stato il numero uno di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli, il quale ha voluto ricordare a margine dell’evento che molte delle imprese associate all’organizzazione da lui presieduta. hanno già deciso di adottare dal canto loro la formula del franchising. Gli esercizi che operano attraverso punti vendita di questo genere sarebbero ad oggi circa 8600, ripartiti tra alimentari e non alimentari, con un volume di affari che raggiunge la cifra complessiva di 9,3 miliardi di euro. Una realtà che è di conseguenza ormai molto importante, alla quale si è perciò pensato di dare una struttura organica, con un soggetto del tutto nuovo in grado di tutelare al meglio gli interessi degli associati.
Lo stesso Cobolli Gigli ha voluto mettere con molta decisione l’accento sull’importanza del franchising, visto come una leva estremamente importante per tutte le imprese che operano nella distribuzione moderna organizzata. Una leva in grado di promuovere nel modo più efficace lo sviluppo dei propri brand dando luogo ad un legame più stretto tra le insegne distributive, con il bagaglio di efficienza ed organizzazione che esse rappresentano, e l’imprenditoria diffusa sul territorio, con lo spirito di iniziativa e la conoscenza della realtà locale che distingue quest’ultima.
Sempre Cobolli Gigli ha inoltre ricordato come proprio il franchising possa essere considerato un modo per aiutare l’emersione di uno spirito imprenditoriale che continua ad esistere in Italia, ma che stenta ad esprimersi a causa delle difficoltà derivanti dalla grave crisi economica in atto. Proprio questa formula, perciò, potrebbe incentivare donne e giovani a rientrare nel circuito produttivo.
Infine, il presidente della Federazione ha ricordato come il varo di Federdistribuzione Franchising è un modo per operare in maniera organizzata anche nel settore che riunisce i franchisor, dando vita alla creazione di un contesto in grado di favorire al massimo questo tipo di gestione dei punti vendita offrendo di conseguenza una nuova serie di opportunità di carattere professionale che potrebbero creare nuove prospettive occupazionali in un paese che ha visto falcidiare i posti di lavoro dall’asprezza della crisi economica.

Redazione ristorazioneinfranchising.it

Lunedì 11 dicembre 2013

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Sportello lavoro, start up, franchising e click day: è l’economia del gelato

ilsole24oreFonte: www.ilsole24ore.com

di www.ilsole24ore.com

4 dicembre 2013

 

Quanti posti sono disponibili? «Qualche centinaio». Giorgio Cendron è il segretario di Uniteis, l’associazione delle gelaterie italiane in Germania, un migliaio e passa di iscritti. A Longarone, dove fino a stasera c’è la MIG – Mostra internazionale del gelato – raccoglie le candidature di chi vuole provare un lavoro all’estero. Il guadagno? «Dai 1.500 euro in su, per chi non ha esperienza», spiega.

CENTINAIA DI POSTI – I candidati ideali hanno dai 18 ai 30 anni: meglio se hanno una formazione specifica, professionale o alberghiera, ma anche chi non ha alcuna esperienza può proporsi. Tre i possibili inserimenti: nel servizio al tavolo, nella produzione o nella preparazione (allestire banane split e spaghetti di gelato, con le altre specialità più richieste, decorandole). Le gelaterie si dividono in due categorie, quelle aperte tutto l’anno e quelle che assumono per la stagione (da marzo a ottobre).
«Un’opportunità per chi vuole mettere il naso fuori di casa, imparare un’altra lingua, mettere da parte un gruzzoletto e magari, dopo questa esperienza, mettersi in proprio», racconta Cendron, che dal Veneto è partito negli anni Ottanta e ora in Germania ha portato con sé il nipote.
Nello stand dell’Uniteis si possono conoscere le possibilità di lavoro offerte da gelaterie italiane in terra tedesca, e in alcuni casi incontrare direttamente i gelatieri interessati a trovare personale italiano per la prossima stagione. Chi non va in fiera può contattare direttamente l’associazione: www.uniteis.it (la sede è a Vittorio Veneto, 0438/912155, mail uniteis@uniteis.com

NON SOLO GERMANIA – Non c’è solo la Germania per gli aspiranti gelatieri: Agia è l’associazione dei gelatieri italiani operanti in Austria (e garantisce l’”italianità” degli esercizi iscritti (www.agia.at, in tedesco, ma stracciatella è evidentemente intraducibile…), e poi c’è il Brasile: qui, per preparare le start up del gelato, la MIG ha ospitato anche due sessioni di didattica. Fra le fonti di informazioni da segnalare anche la confederazione dei gelatieri europei (www.artglace.com, sezione in italiano): «Questa è una economia che contribuisce al diretto impiego, soprattutto giovanile, di circa 300mila lavoratori in 50mila gelaterie. Il settore, in Europa, vale, complessivamente, oltre 4 miliardi di euro», si legge nel sito.
Anche a Londra, segnala ilgelatierecurioso.com, è esploso il fenomeno delle gelaterie artigianali.

IL FRANCHISING DEL CONO – A Torviscosa, Udine, “crema & cioccolato” è la formula che ha cambiato la logica del franchising, a cominciare dall’investimento iniziale. È la casa madre ad acquistare direttamente gli arredi e le attrezzature necessarie, girandole in comodato d’uso gratuito all’affiliato senza royalty o percentuali sull’incasso. «Ma l’investimento principale è sulle persone – spiega Lorenzo Mazzilli, direttore operativo – Con la giusta preparazione sarà al centro del progetto e potrà far funzionare una gelateria di successo anche se in posizione defilata e non centrale, con spese decisamente meno impegnative».
Nel 2013 si sono registrate 180 nuove adesioni: il 60% delle gelaterie è gestito da under 35. «Nel nostro piccolo abbiao fatto meglio del click day. Una alternativa occupazionale valida, e un salvagente soprattutto per i giovani», dicono in azienda. Fino al 1. gennaio 2014 l’investimento necessario per affiliarsi passa da 19.900 a 9.900 euro (www.cremaecioccolato.org, 0431 924532).

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Subway, sbarca in regione il colosso dei sandwich

altoadigeFonte: altoadige.gelocal.it

di Davide Pasquali

06 dicembre 2013

 

La catena americana di ristoranti alla ricerca di partner locali per il franchising Previste nuove aperture a Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico e Trento

BOLZANO. Sandwich, “wraps” e insalate preparate al momento davanti agli occhi dei clienti, seguendo i loro desideri in quanto a ingredienti (freschi) da inserire come companatico. Il colosso statunitense dei fast food Subway, presente in 100 paesi del mondo con 40 mila ristoranti, quattromila dei quali in Europa, ha deciso di sbarcare in regione. La calata è iniziata pochi anni fa da Nord, dalla Baviera, per passare in Austria, dove in breve si sono aperti ben 18 Subway; ora si sconfinerà in Italia. Inizialmente è prevista l’apertura di cinque ristoranti a Bolzano, Merano, Bressanone, Brunico e Trento, ma in pochi anni si pensa di arrivare a dieci. Ora si è avviata la ricerca di partner locali per il franchising. Non grandi imprenditori, ma chi può permettersi di investire 120-150 mila euro a ristorante.

In questi giorni il development agent di Subway per l’area germanofona, Christian Türcke, si trova a Bolzano, dove ha già visionato diverse location sia in città che fuori, prendendo anche contatto con numerosi imprenditori locali.

Türcke precisa: «È il momento giusto per entrare con convinzione nel mercato italiano. Attualmente ci sono un paio di ristoranti Subway in Italia: Roma, Firenze, Pisa, Livorno, più altri 7-8 locali nei pressi delle basi militari americane, come a Vicenza e ad Aviano. Ma per quanto riguarda la popolazione civile italiana esistono notevoli potenzialità di sviluppo. Partiremo da Bolzano e da Trento. Ora stiamo cercando dei partner per il franchising: imprenditori locali con i quali sviluppare il concetto del locale. A medio-lungo termine in regione apriremo dieci ristoranti, anche perché si tratta di locali di dimensioni ridotte rispetto ad altri fast food in franchising. Abbiamo analizzato diverse città dove potremmo insediarci: Merano, Bressanone, Trento, ma anche Riva del Garda e Brennero. Tutte località con molti turisti e traffico intenso». Non si tratta di concorrenza alla gastronomia, «siamo un buon fast food, ma non faremo concorrenza ai ristoranti».

In Trentino Alto Adige si cercano tre o quattro partner, che abbiano la possibilità di aprire anche due o tre ristoranti a testa. «Come partner in franchising si ha la possibilità di aprire un locale, ma se il ristorante gira bene, viene concesso di aprirne un secondo, un terzo…» Per Bolzano si sta pensando al centro, «una location ottimale per i pedoni, ma cerchiamo anche luoghi di grande passaggio veicolare, tipo nella zona industriale o in quella artigianale. In questo siamo molto flessibili». I ristoranti Subway in Baviera e in Austria vanno infatti da 26 a 296 metri quadrati; si va dagli aeroporti alle stazioni ferroviarie, alle stazioni di servizio. «In questo senso, un distributore sulla MeBo sarebbe ottimale come scelta».

Il pubblico cui ci si rivolgerà saranno soprattutto i giovani, «e anche chi ha viaggiato tanto. Il 90% dei turisti ci conosce».

Per quanto riguarda la tempistica, per i primi ristoranti sarà questione di un anno. Una volta ottenuto il locale in affitto, bastano quattro o cinque giorni di lavori. «Non abbiamo friggitrici o grandi impianti di ventilazione. Il ristorante è molto semplice da realizzare e ciò comporta che gli investimenti non sono elevati, molto meno che per un burger franchising. Qui bastano capitali moderati. Non cerchiamo grandi imprenditori, ma gente che ha voglia di rimboccarsi le maniche e a cui piace lavorare coi clienti».

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Perchè aprire una Yogurteria in franchising

Perche-aprire-una-Yogurteria-in-franchisingIn un periodo di crisi economica come quello che stiamo vivendo, in tutte le città – grandi o piccole che siano – una cosa salta subito all’occhio: l’apertura di numerose yogurterie e tutte sempre piene di clienti. Come mai questo boom di negozi che offrono questo prodotto che, solitamente, è acquistabile anche al supermercato? Perchè la crescente attenzione alla salute da parte degli italiani ha riportato in auge un alimento che ha numerosi vantaggi: nella versione artigianale, come quella che si vende nelle yogurterie appunto, costituisce un buon sostitutivo – sano, leggero e gustoso – al classico panino; perchè è ottimo anche come merenda da passeggio; perchè è goloso ed in poche calorie soddisfa il palato; infine, ma non per ultimo, perchè è buono.

Capita, quindi, che sempre più persone accarezzino l’idea di avviare un’attività di questo tipo che, in questa particolare congiunzione economica, sembra essere un investimento più che sicuro. E lo è perchè i costi di avviamento e di produzione sono abbastanza contenuti mentre la domanda è costantemente alta ma è necessario essere consapevoli che per aprire una yogurteria occorrono approfondite conoscenze tecniche, un accurato studio del settore ed una specifica pianificazione strategica.

Se si decide di aprire una yogurteria, andranno presi in considerazione una serie di fattori non di poco conto: si parte dalla qualità delle materie prime per arrivare alla scelta della location, all’acquisto delle attrezzature e dei macchinari, alle decisioni in termini di marketing (con particolare riferimento alla pubblicità e al prezzo, ad esempio), alla creazione di una platea di clienti fidelizzati che costituiscano lo zoccolo duro delle nostre vendite. Insomma: un’attività imprenditoriale vera e propria della quale è necessario conoscere tecniche e pericoli per non incorrere in rischi.

Tutte queste decisioni, però, possono essere semplificate scegliendo una via alternativa: aprire una yogurteria sì, ma in franchising, affiliandosi quindi ad uno dei grandi marchi già presenti sul mercato. Quasi tutti i grandi brand del settore – che, lo ricordiamo, rappresenta uno di quelli in costante crescita nel mercato – offrono ai propri franchisee una serie di servizi per agevolare l’apertura di un punto vendita. Niente più preoccupazioni per quanto riguarda la scelta del punto vendita o della zona nella quale aprire nè problemi relativi alla scelta degli arredamenti. L’azienda madre si occuperà anche di fornire le materie prime e selezionerà i fornitori migliori nel nostro territorio di riferimento.

Inoltre, affidandosi ad un franchising, si può utilizzare la notorietà del brand della casa madre per spingere il proprio punto vendita. In più anche tutto ciò che riguarda il marketing e la comunicazione è a carico della casa madre e quindi una preoccupazione in meno per chi decide di buttarsi in questo tipo di attività.

Ovviamente la scelta del franchising a cui aderire va ben ponderata perchè l’affiliazione ad un brand serio e con una profonda esperienza sul campo sarà la chiave di successo per la nostra attività.

L’investimento iniziale per avere tutto questo? Fra i 15 ed i 30 mila euro e la yogurteria – chiavi in mano – sarà vostra.

Redazione ristorazioneinfranchising.it

Pubblicato il 05 dicembre 2013

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