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Voucher digitalizzazione – Fino a 10 mila euro a fondo perduto

Voucher digitalizzazione per PMI

Fino a 10 mila euro a fondo perduto dal 30 gennaio le domande

Cos’è

È una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un “voucher”, di importo non superiore a 10 mila euro, finalizzato all’adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

La disciplina attuativa della misura è stata adottata con il decreto interministeriale 23 settembre 2014.

Cosa finanzia

Il voucher è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla pubblicazione sul sito web del Ministero del provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher adottato su base regionale.

Le agevolazioni

Ciascuna impresa può beneficiare di un unico voucher di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili.

Come funziona

Con decreto direttoriale 24 ottobre 2017 sono state definite le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni. Le domande possono essere presentate dalle imprese a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018. Già dal 15 gennaio 2018 è possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda. Per l’accesso è richiesto il possesso della Carta nazionale dei servizi e di una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese.
Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

Nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher concedibili sia superiore all’ammontare delle risorse disponibili (100 milioni di euro), il Ministero procede al riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria. Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Ai fini dell’assegnazione definitiva e dell’erogazione del Voucher, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione deve presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.

Dopo aver effettuato le verifiche istruttorie previste, il Ministero determina con proprio provvedimento l’importo del Voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa risultati ammissibili.

La nostra azienda può realizzare per Voi, il progetto e prospetto per il calcolo dei parametri dimensionali, necessari per l’assegnazione del Voucher, in base alle vostre esigenze.

Contattaci

www.lifeisweb.it/voucher-digitalizzazione-fino-a-10-mila-euro-a-fondo-perduto

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Donne in franchising. Il 35% delle imprese ha una titolare donna

Donne in franchising. Il 35% delle imprese ha una titolare donna

Donne in franchising – Il mondo del franchising si tinge sempre più di rosa. Le statistiche del 2016, infatti, confermano il trend in crescita per le donne nel mondo del franchising, il settore del commercio e dei servizi in affiliazione che ha un giro d’affari di 23 miliardi di euro l’anno.

Secondo le rilevazioni riportate da Donnainaffari.it, tra i 51 mila franchisee titolari di un negozio o di un centro servizi in franchising, le donne risultano essere 17.800 a fine 2016, pari al 35% del totale (con un aumento del 2% rispetto al 2015).

Una crescita analoga si registra nel popolo del franchising, cioè tra quel mezzo milione di italiani che ogni anno si avvicina con interesse alla formula del franchising: qui le donne sono 160.000, pari al 32% del totale(con un aumento dell’1,8% rispetto al 2015).

E una conferma viene anche dalla fiera di settore, il Salone del Franchising Milano, che ha registrato tra i suoi visitatori il 31% di donne (con un aumento del 4% rispetto al 2015).

Pur essendo maggiore il numero degli uomini che si avvicinano al mondo del franchising, è superiore il numero delle donne che chiudono effettivamente un contratto e divengono franchisee.

Donne in franchising. Il 35% delle imprese ha una titolare donna

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The Founder “inventò il franchising che poi sarebbe diventato il suo personale impero immobiliare”

The Founder “inventò il franchising che poi sarebbe diventato il suo personale impero immobiliare”

Nel mondo esistono oltre 35.000 ristoranti McDonalds. In ciascuno di essi viene servito il Big Mac: la formula della somministrazione è sempre la stessa, gli elementi della comunicazione sono riconoscibili, gli ingredienti e la percezione del prodotto da parte del cliente sono di base i medesimi. Probabilmente la maggior parte dei clienti di McDonald’s nel mondo non si è mai chiesto chi ha fondato questo impero. Magari qualcuno pensa che davvero esista Ronald McDonald, e che sia un rubicondo statunitense medio che ha poi ispirato quell’inquietante pagliaccio (quale mente perversa ha potuto pensare che attirasse i bambini anziché spaventarli?), oppure che ci sia una perfida e oscura multinazionale alla base di tutto questo. Invece basterebbe fare un giro su Wikipedia per sapere che a costruire questo impero fu un uomo solo.

Due fratelli fregati: la storia alla base di The Founder

Ray Kroc. Un nome a cui non daresti credito nemmeno se tentasse di venderti un frullatore. Per l’appunto. Perché fu vendendo milk shaker che Kroc incappò nei fratelli Dick e Mac McDonald nel 1954. I drive in erano diventati trappole malfrequentate, dove si mangiava male e con tempi inaccettabili per il consumismo che stava avanzando, dove i motociclisti infastidivano ragazzine e donne con figli, dove i teppistelli si incontravano per bere, fumare e far danno. I fratelli McDonald avevano inventato un sistema di ristorazione walk through, senza stoviglie da lavare e senza camerieri, avevano azzerato gli sprechiottimizzando l’offerta ed esaltando la qualità del prodotto. Kroc ne fu affascinato, volle entrarci e inventò il franchising che poi sarebbe diventato il suo personale impero immobiliare. Da autentico squalo ante litteram, ben prima di quelli di Wall Street, snaturò McDonalds, ottimizzò il guadagno e si prese tutto, anche il nome. La genuinità delle sue intenzioni fu pari a quella del cibo che oggi viene servito nei fast food della catena più grande al mondo.

Michael Keaton – o l’imprevedibile virtù della perseveranza

Per anni la gente ha ignorato quale grande attore fosse Michael Keaton. Comico fracassone, Batman osteggiato in quanto “non abbastanza sexy”, poi il semi-oblio. Fino a Birdman, che lo ha riportato all’attenzione di tutti e ha fatto svegliare persino i più scettici. Lo scorso anno con Il caso Spotlight ha bissato il numero di testate che hanno parlato di lui e quest’anno si accinge a fare altrettanto. Con quel suo sguardo tondo, la bocca carnosa semiaperta e l’espressione curiosa è un Kroc perfetto. Imbruttito dal trucco che simula un’abbronzatura da decappottabile e la pettinatura che non gli dona, fa lo stesso lavoro di aderenza al personaggio che ha svolto per Robby Robinson. E poco conta che questo personaggio sia tutt’altro che positivo. Keaton è il protagonista assoluto, presente in quasi tutte le scene. È il cuore malvagio di questa storia e di questa pellicola, che procede con pochi giudizi. Ha perseverato, il buon Michael, e adesso si gode un successo meritato che lo annovera finalmente tra i grandi attori.

Una storia americana

The Founder è il sogno americano. Quello di un uomo che, con il solo suo ingegno, senza nemmeno titoli di studio o grandi meriti, ha fondato un impero ed è diventato ricchissimo. Ray Kroc incarna la promessa stessa che gli Stati Uniti hanno sempre fatto a ogni cittadino. E poco contano i mezzi, se giustificati dal fine. Certo, la schiettezza del racconto, il personaggio marginale eppure ben definito di Laura Dern, i due fratelli McDonald fanno da contraltare al racconto, e il giudizio che si lascia allo spettatore non è nemmeno troppo celato nel suo essere indotto. Non è necessario arrabbiarsi o fare iperboli come in Super Size Me: di motivi per essere coscienti che mangiando al McDonald’s si sostiene una multinazionale corrotta ce ne sono innumerevoli, senza nemmeno bisogno di scomodarsi a contare le calorie, la quantità di grassi saturi e l’elenco dei lavoratori sfruttati. Basta prendere i caramellosi colori degli anni Cinquanta, con le acconciature, le auto, le musiche che hanno fatto grandi gli Happy Days, e riportarli fedelmente, per mostrarne tutta la darkness, il rovescio della medaglia, per dichiarare senza slogan né prese di posizione come il capitalismo abbia posato le sue peggiori basi proprio in quegli anni, e di come ne siamo figli noi, ancora oggi. E questa volta lo sguardo di John Lee Hancock non è bonario, poiché non c’è nessun Mr. Banks da salvare.

Di 

Fonte: http://movieplayer.it/

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Comunicazione e marketing per il franchising food

Strategie-comunicazione-franchising-food-1In questo e-book analizzeremo insieme quali sono le migliori strategie di comunicazione da adottare ai giorni nostri, per poter sfruttare al meglio tutti gli elementi a disposizione al fine di incrementare non solo la notorietà del brand ma sopratutto l’espansione della rete in franchising.
Piccoli consigli, nozioni ed analisi confrontando i maggiori brand in franchising nazionali con quelli internazionali che oramai hanno conquistato gran parte del territorio italiano.

L’e-book è rivolto a:

  • franchisor con l’obbiettivo di migliorare la popolarità del marchio e aumentare le affiliazioni;
  • imprenditori del food and beverage interessati a duplicare ed espandere il business tramite il sistema in franchising;
  • aspiranti affiliati, come strumento per la valutazione della strategia di comunicazione del franchisor al quale si intende affiliarsi;
  • responsabili comunicazione e marketing del settore franchising e non.

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ACADEMY di RISTOfranchising… c’è più gusto ad espandersi

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RISTOfranchising è un team di esperti con una mission ambiziosa: utilizzare la formula del franchising per valorizzare tutto il buono del sapere e della tradizione italiana nell’ambito della ristorazione, sviluppando reti che possano godere di una crescita consistente e duratura, prima nel mercato interno e, successivamente, in quello internazionale.

La strada della crescita passa tuttavia attraverso una più diffusa consapevolezza delle potenzialità del franchising e una sempre più approfondita conoscenza delle sue dinamiche.

Con questi obiettivi RISTOfranchising presenta oggi ACADEMY: un ampio catalogo di incontri e di percorsi mirati a soddisfare le esigenze di chi opera nel mondo della ristorazione in franchising o di chi vuole entrare a farne parte. Il livello di approfondimento dei contenuti è elevato: l’ ACADEMY offre spunti, momenti di scambio, strategie e soluzioni concrete ad operatori, imprenditori, investitori, franchisor e aspiranti tali. I titoli delle 22 date in calendario coprono tutte le più importanti tematiche nel campo del franchising food. In primo luogo si è deciso di realizzare alcuni incontri di una giornata, lungo tutto l’arco dell’anno, denominati “RISTOfranchising: 10 key points” con l’obiettivo di fare piazza pulita di tutte le interpretazioni amatoriali e distorte della formula e soprattutto di fornire gli elementi chiave per il suo utilizzo più efficace. In secondo luogo sono stati calendarizzati degli incontri definiti Advanced, per focalizzare alcuni temi specifici e di particolare rilevanza strategica per i franchisor della ristorazione: le tendenze del retail moderno, l’ internazionalizzazione, la finanza, il marketing e la comunicazione, l’informatizzazione, gli aspetti legali, quelli gestionali, quelli relativi all’immagine e al layout dei locali di oggi.

Infine, con gli incontri formativi denominati Premium si entra in profondità e dettaglio nel delicato meccanismo delle aziende franchisor della ristorazione, affrontando le tematiche dei processi e delle funzioni attraverso l’analisi di quattro ruoli –chiave: Responsabile Franchising, Responsabile Sviluppo Franchising, Training Manager, Responsabile Immagine e Comunicazione. Dal 12 settembre 2016 al 28 Luglio 2017, l’Academy toccherà tutti i principali temi della ristorazione in catena, mettendo a disposizione gli strumenti per apprezzare e cogliere le sue grandi opportunità, sempre più diffuse nello scenario interno e in quello internazionale.

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Franchising food in crescita – Gli italiani continuano a credere nel franchising

Franchising food in crescita – Gli italiani continuano a credere nel franchising
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(Teleborsa) – La vendita in affiliazione continua a piacere alle imprese italiane. Nei primi tre mesi del nuovo anno si è registrato un rinnovato interesse per il franchising, che ha fatto incrementare il fenomeno dello 0,3% rispetto al pari periodo del 2015. A comunicarlo il Centro Studi del Salone Franchising Milano che, elaborando le statistiche provenienti dalle 1.000 aziende del settore che fatturano annualmente 23 miliardi di euro.

Contemporaneamente si assiste ad una serie di notevoli cambiamenti nei settori di maggior interesse nel franchising: prosegue la crescita del Food con un +9%, crescono gli Articoli per la persona, con +12%, e l’abbigliamento con +11%; calano vistosamente i Servizi alle imprese con –29% e il Commercio specializzato –27%.

“Tutto il comparto Food sta crescendo, sia nella distribuzione ordinaria che nel franchising – conferma Paolo Aruta di Fratelli La Bufala – e pensiamo possa crescere ancora, sia in Italia che all’estero. Abbiamo 70 ristoranti, di cui circa 15 all’estero, di cui 30 sono gestiti direttamente ed il resto in franchising. Abbiamo aperto a Londra, Dubai, Shangai, Il Cairo e puntiamo ad incrementare i piani di sviluppo internazionale”.

Torna a crescere l’abbigliamento, dopo anni di flessione, come testimonia il Gruppo Miroglio che opera nel campo del Tessile e della Moda in 34 Paesi.

Nel campo degli articoli per la persona il canale del franchising è così promettente che Sarni Oro ha lanciato quest’anno un progetto che punta ad aprire, per la prima volta, punti vendita in franchising.

Martedì 21 giugno 2016

Fonte: teleborsa.it

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RISTOfranchising – Il gusto di espandersi

RISTOfranchising-di-cosa-si-trattaChe cos’è RISTOfranchising?

RISTOfranchising è, innanzitutto, un’idea attuale.

Si è partiti dal presupposto che, in questo particolare momento, il settore della ristorazione italiana sia arrivato a un punto di svolta, tra cambiamento e fallimento.

Per imboccare la prima strada, occorre una razionalizzazione del settore che permetta di valorizzare tutto il buono del sapere e della tradizione italiana nell’ambito della ristorazione, con l’obiettivo di una crescita consistente e duratura: prima nel mercato interno e, successivamente, in quello internazionale. Continua a leggere RISTOfranchising – Il gusto di espandersi

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Il franchisor italiano non “parla” con i candidati franchisee

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In Italia il sistema del franchising – soprattutto nell’ambito della ristorazione – non è ancora sviluppato come potrebbe in quanto l’intero settore sconta di una visione miope da parte degli imprenditori che, invece, dovrebbero essere il motore trainante del comparto. E’ questo, a grandi linee, il grido di allarme che da più parti si solleva nell’ultimo periodo.

Ma qual è la situazione del settore della ristorazione in franchising, quali sono le pecche più evidenti e come risolvere la situazione?

In realtà non è proprio corretto affermare che nella nostra nazione il franchising non abbia ‘attecchito’ quanto piuttosto sottolineare come a trovare fortuna siano soprattutto i brand stranieri che hanno compreso, meglio e prima dei nostri italiani, quanto il segreto del successo per una buona campagna di affiliazione sia da ritrovare in un corretto utilizzo della comunicazione on e off line. Accade, così, che l’Italia – paese a vocazione prettamente culinaria e famoso nel mondo per essere il portabandiera della dieta mediterranea – diventi ‘terra di conquista’ per i più lungimiranti brand stranieri che, invece, basano le loro campagne di affiliazione e di ricerca di franchisee proprio ed esclusivamente sull’utilizzo dei nuovi sistemi di comunicazione.

Gli imprenditori italiani della ristorazione hanno purtroppo dimostrato nel corso degli anni di non saper sfruttare ciò che la nuova tecnologia ha messo loro a disposizione. In particolare, appare evidente che una delle lacune peggiori consista in uno scarso – se non addirittura nullo – utilizzo di internet e dei social network. Da una prima analisi, ad esempio, dei siti dei principali brand di ristorazione in franchising si evidenzia come i profili aziendali siano scarsamente curati, spesso carenti dal punto di vista delle informazioni proprio sull’argomento che più può interessare i potenziali franchisee come regole di affiliazione e costi, solo per citarne alcuni. Infine, è altrettanto evidente come il mondo imprenditoriale italiano non sfrutti il web come strumento di comunicazione per la creazione di un filo diretto con i loro potenziali affiliati.

Nel mercato attuale, infatti, la competizione fra i diversi operatori è serrata e senza esclusioni di colpi. Per conquistare l’imprenditore e trasformarlo in franchisee occorre quindi, riuscire a rendersi appetibili con un’offerta che vada a sposare perfettamente le sue esigenze. E quale modo migliore di scoprire gusti, esigenze e desideri dei propri potenziali franchisee se non quello di avere con loro un dialogo aperto ed interattivo come solo, ad esempio, attraverso i social network è possibile aprire?

Va detto, però, che il web – in particolare proprio quei social network che sono così importanti per sondare opinioni e gusti del proprio target di riferimento – può anche rivelarsi un’arma a doppio taglio se non viene gestito nel modo più corretto. Per quei brand italiani di ristorazione in franchising che non abbiano al proprio interno le competenze specifiche per affrontare la sfida del 2.0 il consiglio, allora, è uno solo: rivolgersi ad un partner esperto del settore che saprà consigliare e selezionare le strategie migliori per implementare e sviluppare le proprie tecniche di comunicazione on line.

Giovanni Zappalà  – LifeIsWeb Limited per RistorazioneInFranchising.it

Lunedì 25 maggio 2015

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