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Finanziamenti a fondo perduto per aprire in franchising

Lo Stato Italiano ha messo a disposizione un utile strumento per quanti hanno intenzione di avviare un’attività in franchising in tantissimi settori e non solo in quello di ristorazione. Si tratta di un finanziamento pubblico molto agevolato di cui una parte di esso è di fatto a fondo perduto e quindi non da restituire.

Insomma, una importante opportunità nonché un supporto per quanti non hanno a disposizione risorse finanziarie sufficienti per poter pensare di aprire un’attività. I finanziamenti vengono gestiti da una società a partecipazione statale, Invitalia, che ha il compito di valutare l’idea imprenditoriale del proponente sia sotto il proprio profilo della fattibilità sia sotto quello dei possibili ritorni economici nel breve e medio periodo.

In sostanza, il richiedente deve presentare una documentazione molto dettagliata in cui vengono presentate le spese necessarie per l’apertura dell’attività con tanto di business plan.

Possono accedere al finanziamento le persone fisiche e le società sia di persone che di capitali di nuova costituzione. Un altro vincolo è che l’iniziativa deve riguardare uno dei brand e quindi dei franchisor che risultano essere convenzionati con Invitalia.

Per quanto riguarda il settore della ristorazione c’è la possibilità di scegliere tra centinaia di franchisor, dai prodotti naturali alle piadinerie, dai ristoranti tipici ai prodotti tipici regionali, si ha la possibilità decidere l’attività più vicina alle proprie capacità personali, di investimento, di impegno o di interesse. (Scopri quale franchising è più adatto a te!)

Ebbene, una volta aver deciso di voler intraprendere un’attività in franchising con un franchisor occorre rispettare una serie di vincoli e soprattutto presentare una discreta quantità di documenti.
Per prima cosa il proponente deve essere nella data di presentazione della domanda di finanziamento maggiorenne non occupato e residente in Italia da un minimo di sei mesi.

Le attività che possono godere di questo importante aiuto oltre a quelle riguardanti al settore della ristorazione in franchising sono praticamente tutte con le sole eccezioni della pesca, acquacoltura e la produzione primaria dei prodotti agricoli. Per questi settori esistono altri tipi di sovvenzionamenti specifici.

Altra cosa importane e da prendere in considerazione nel valutare se aderire o meno all’iniziativa sempre a patto che la propria idea imprenditoriale sia ritenuta valida, è quella che c’è l’obbligo di mantenere attivo l’esercizio commerciale per almeno cinque anni.

Chiariti questi importanti concetti, vediamo nello specifico in cosa consistono le agevolazioni a cui si ha diritto una volta che la pratica sia stata accettata. In particolare le agevolazioni sono per gli investimenti necessari per aprire l’azienda (una parte è a fondo perduta ed un’altra va rimborsata tramite un mutuo che prevede un tasso di interesse molto vantaggioso e non riscontrabile nei classici prodotti finanziari) e un contributo interamente a fondo perduto per la gestione aziendale riguardante il primo anno di attività e in alcuni casi anche più anni.

Per quanto riguarda la parte del finanziamento da rimborsare, essa prevede un periodo di ammortamento fisso della durata di sette anni con cadenza trimestrale ed un tasso di interesse pari al 30% alla media di
quelli fissi presentati dai vari istituti bancari.

Altro aspetto importante da sottolineare è che l’iva deve essere restituita nella sua totalità mentre invece vige la regola seconda cui la parte del finanziamento che deve essere rimborsata nei sette anni, deve tassativamente essere quanto meno pari alla metà del contributo a fondo perduto.

Quindi, se ad esempio presentiamo una domanda corredata da business plan e preventivi delle varie spese a cui si è soggetti magari per un importo massimo di 100 mila euro più iva che per il momento sappiamo essere al 21% ma che dal 1 luglio 2013 sarà elevata al 22% salvo ripensamenti dell’ultima ora del Governo oppure un netto miglioramento della situazione economica, la parte da rimborsare in sette anni è pari a 50 mila euro più 21 mila euro dell’iva (21%) per un totale di 71 mila euro mentre gli altri 50 mila sono a fondo perduto.

Per dare un’idea dell’agevolazione anche a livello di tasso di interesse, solitamente un prestito o un mutuo di 70 mila euro da restituire in sette anni potrebbe costare grosso modo sui 20 – 25 mila euro a seconda dei casi, mentre qui costa dai 7 mila ai 9 mila euro.

Vediamo adesso, quali sono le spese che sono contemplate con questa tipologia di prodotto finanziario e nello specifico per gli investimenti, è finanziabile l’acquisto di attrezzatura, macchinari, impianti di qualsiasi natura ed utili al ciclo produttivo, beni immateriali con utilità che va nel medio e lungo periodo, ristrutturazione dell’immobile in cui ha sede l’attività con una spesa massima pari al 10% del totale di tutti gli investimenti richiesti.

Per la gestione che ricordiamo può riguardare non solo il primo anno di attività ma anche quelli successivi, le spese finanziabili sono relative all’acquisto di materia prima, per le utenze per l’immobile adibito per l’attività aziendale, costi relativi ad assicurazioni per i beni acquistati e prestazioni per servizi come ad esempio consulenze esterne oppure per possibili dipendenti.

Per quanti fossero interessati a tale tipologia di aiuto per l’apertura di una attività di ristorazione in franchising, è possibile attingere ulteriori informazioni visitando il sito di Invitalia, valutando l’iter della richiesta e scaricando i moduli da riempire e poi da inviare a mezzo elettronico ed ossia tramite un apposito format e cartaceo con una raccomandata di andata e ritorno all’indirizzo indicato nell’apposita sezione.

Infine, giusto per rendere l’idea di cosa significhi concretamente avviare un’attività di ristorazione in franchising prendiamo in esame un brand che offre tale possibilità del quale non rileviamo il nome ma soltanto che prevede che l’esercizio offra al cliente la pizza ed alcune altre specialità ad esse collegabili.

Può prevedere il servizio a tavolo oppure come soltanto punto vendita senza offrire la possibilità di consumare i prodotti in loco. Per poter accedere ed ottenere il contratto di franchising con questa nuova catena che risulta essere piuttosto giovane in quanto si è affacciata sul mercato da circa 6 anni, è fondamentale che l’attività sia ubicata in una zona in cui vi siano almeno 25 mila abitanti. Il giro d’affari secondo il franchisor si aggira intorno ai 300 mila euro l’anno e le spese riguardano una sorta di diritto di entrata che viene chiamato come detto prima fee, che è intorno ai 7 mila euro mentre dovrà essere corrisposto una percentuale complessiva intorno al 5% sul fatturato annuo e che va versato mensilmente.

Grosso modo anche le altre attività sono cosi strutturate e quindi è facile intuire gli ampi margini di introiti che possono derivare da un investimento del genere che comunque sarebbe non proprio di grandissima entità. Ovviamente è opportuno valutare attentamente caso per caso tutti i vari aspetti contrattuali nello specifico.

Giovanni Zappalà  –  CRM Service

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